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La storia di DozzaDucia e Dutia i più antichi; Dozza l’attuale. Questa l’evoluzione del nome del borgo, passato attraverso le forme di Duza e Doccia, prima dell’esito finale. Tanti suoni per legare questa località ad un solo elemento: l’acqua, la cui mancanza ne ha caratterizzato il nome, e quindi, la storia. Dallo stemma del Comune, con il grifo che si abbevera, ai ritrovamenti di un antico acquedotto proveniente da Monte del Re, fino a toponimi delle chiese, tutto collega il nome di Dozza alla “doccia”, condotto in cui scorre l’acqua. Quasi un paradosso, per un borgo che da secoli ha fatto del vino di qualità una fonte di ricchezza ed una bandiera. Abitato fin dall’età del bronzo, il luogo fu prima assogettato ai Galli, poi ai Romani. Ritornò a fiorire già prima del Mille. Furono i Bolognesi a cingerlo di mura, nel 1086 e circa due secoli dopo a costruire la rocchetta con il rivellino, a difesa dell’entrata del borgo. Il primo documento scritto che ci parla di un Castrum Ducie è del 1126. Per secoli fu oggetto di disputa, per la sua posizione strategica a dominio della Via Emilia. Rifiorì e trovò una certa stabilità con Caterina Sforza, che ne riedificò la Rocca. Poi, alla fine di lunghe dispute, divenne feudo dei Malvezzi-Campeggi.La Rocca CaterinaA volerla ricostruire sulle rovine di precedenti fortezze, continuamente soggette ad assalti e distruzioni, fu Caterina Sforza, Signora di Imola e di Dozza. I lavori furono affidati nel tardo quattrocento all’architetto fiorentino Giorgio Marchesi. Furono alzate le spesse mura di cinta ed il torrione maggiore. Le alterne vicende politiche della regione si ripercossero anche sul dominio di Dozza e del castello, a lungo contesi dalle famiglie bolognese Campeggi e Malvezzi. Alla fine, per via ereditaria, i Malvezzi ottennero il feudo e la rocca, col titolo di Marchesi Malvezzi-Campeggi. L’aspetto attuale della Rocca è il frutto delle trasformazioni in palazzo signorile, completata proprio dai Malvezzi nel 1594. I loro discendenti l’abitarono fino al 1960, anno in cui l’acquistò il Comune, all’estinzione dell’ultimo erede.Il BorgoIn un paesaggio quasi toscano, tra i vitigni di Albana, adagiato sulle prime colline tra Bologna e Imola, sorge il borgo di Dozza. La rocca che lo domina dall’alto, massiccia, a pianta esagonale, è il punto di convergenza delle stradine selciate che caratterizzano l’aspetto medievale del centro storico e nello stesso tempo, con i loro dipinti, lo colorano donandogli un’atmosfera unica. La Rocca attuale, frutto delle trasformazioni in palazzo signorile completate dai Malvezzi nel 1594, è caratterizzata all’esterno da un ampio cortile (che ospita concerti, degustazioni e spettacoli di vario genere) e all’interno da svariate “stanze” ottimamente conservate e arricchite da dipinti e arredi del ‘700 oltre che da suggestivi ambienti come la sala delle armi, il pozzo a rasoio, le prigioni e le celle di segregazione. I camminamenti di guardia offrono un magnifico panorama sulle valli sottostanti coltivate a vigneti. La Rocca è inoltre la sede dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna fondata nel 1970. Da visitare inoltre, oltre al nostro splendito Hotel nato dal duecentesco convento Monte del Re, la Chiesa prepositurale di S. Maria Assunta in Piscina, edificata nel XII sec. sui resti di una precedente chiesa romanica (contiene una tavola del 1492 di Marco Palmezzano), il Rivellino, dentro il quale è ricavata la porta settecentesca di accesso al borgo, la Rocchetta di origini trecentesche e il seicentesco Santuario del Calanco.L’EnogastronomiaDozza è la sede dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, posta nell’antica rocca che domina il borgo. Partendo da questo presupposto è doveroso citare tra i prodotti tipici i vini e tra la vasta scelta messa a disposizione dal territorio, citare fra i bianchi l’Albana e il Trebbiano mentre fra i rossi il Sangiovese. Nella zona vengono inoltre realizzati ottimi salumi anche interamente in carne bovina Chianina. La sfoglia rigorosamente tirata a mano caratterizza gli ottimi primi conditi con ragù di carne (garganelli, tagliatelle per esempio) oltre che i tipici tortelloni di ricotta. I secondi piatti sono tipicamente a base di carne, preferibilmente ai ferri mentre tra i formaggi la vasta scelta spazia dai formaggi freschi e molli (squacquerone e stracchino) a formaggi stagionati come il pecorino di fossa. In relazione a quanto detto sono distribuiti sul territorio svariati distributori di latte crudo genuino e fresco di giornata. Per finire è importante sottolineare l’alta qualità e l’ampia scelta di pane, biscotti e ciambelle prodotti dagli innumerevoli forni, artigianali o meno, presenti sul territorio nonchè delle famose piadine romagnole e crescentine fritte presenti in tutte le occasioni di festa della zona. |
